quinta-feira, 4 de abril de 2019

A-CORDA

Pedro Cuiça © a primeira corda (04/Abr. 2019)

Se la corda è (anche) poesia
«Dedichiamo quindi queste pagine alla corda. Oggi come in passato, il nostro immaginario è conquistato dall’idea dello scalatore ritratto all’attacco, in parete o in vetta, accompagnato da una presenza imprescindibile: la corda, appunto, che rappresenta quell’indispensable ausilio per la sicurezza in ogni nostro passo verso la meta. La corda non è solo garanzia di una Maggiore sicurezza, ma è spesso una protesi del corpo dell’alpinista, una compagna fedele. O, assecondando la definizione dello scrittore Andrea Gobetti, un “amante”. In questo rapporto di simbiose e fidúcia, la corda è qualcosa in più di un semplice elemento della nostra attrezzatura. A volte si crea un rapporto emotivo o affettivo com quell’oggestto che può cambiare colore, dimensione, lunghezza. Ma al quale, di fatto, in grande parte affidiamo la nostra vida. La corda va saputa usare e i corsi organizzati dal Cai servono anche a questo. Ma a noi piace indagare non solo la sua dimensione materiale – narrando le innovazioni tecnologiche e i test che ne certificano la resistenza da cui depende la nostra sicurezza – ma anche la sua dimensione più poetica e sentimentale. (…) Noi però aggiungiamo che la corda è anche un elemento d’unione, è costruttice di relazioni. Infatti ci leghiamo in cordata. Insomma, la corda è anche poesia. “Il sogno canta su una corda sola” scriveva Alda Merini. Una corda che può avere colori e dimensioni diverse.»
Luca Calzolari (in Montagne360 nº 79/2019, p. 16)

Pedro Cuiça © cordas há muitas (04/Abr. 2019)

Un amore di corda
«La prima corda è come il primo amore: non si scorda mai. La mia era una 9 millimetri, color rosso scuro, com una miríade di pelucchi tanto pungenti che la facevano sembrare uno di quei bruchi ispidi e pelosi in cui ci imbattiamo di tanto in tanto. Quando era bagnata e gelava diventava un vero filo di ferro ma, in fin dei conti, era quello che volevamo, imbevuti come eravamo delle gesta di Bonatti o Diemberger. Usai la povera rossa per guidare alcuni amici su una insignificante cimetta alla base della Cresta est/nord-est del Pizzo Ventina e, rimbambito dall’orgoglio per quel compito ben eseguito, la dimenticai lassù. Fortunatamente me ne accorsi quasi subito.

NOSTALGIA DI QUELLA PRIMA CORDA
Chissà che fine há fatto la mia prima corda. Adesso che ci penso quasi mi commuovo perche mi accorgo che a quell’intreccio di fili sono misteriosamente legato come a una persona che mi pare dia ver trascurato e che ora vorrei rivedeere. Come facciamo tutti, l’avrò lasviata da parte perche invecchiata, perche per sicurezza se no doveva prendere una nuova e lei, silente, se n’è stata raggomitolata per mesi, magari per anni, in qualche cassetto o appesa in soffitta finché, senza il minimo rimorso, l’avrò regalata a qualche muratore o a un contadino, oppure a qualche neófita che muoveva i primi passi fra le cime. Cerco di ripercorrere la storia della mia 9 millimetri rossa ma il ricordo sfuma.* (…)»
Popi Miotti (in Montagne360 nº 79/2019, p. 18)


Pedro Cuiça © há corda(da)s especiais  - Ben Nevis (Escócia, 2007)**


Pedro Cuiça © há corda(da)s especiais (04/Abr. 2019)**

NOTAS
*A minha primeira corda também foi de 9 milímetros e vermelha, da marca espanhola Roca, e não só me recordo dela como ainda a guardo “religiosamente”, apesar de já terem passado mais de três décadas sobre as nossas primeiras experiências de escalada. Uma corda é um elo de ligação e essa primeira corda desempenhou esse papel, de conexão, de forma tão exemplar quanto marcante. Uma oportunidade única de recordar velhos companheiros de cordada, amigos para (toda) a vida, como o António Varela e o Alexandre Rodrigues (que também se tornou meu compadre). 
**A primeira corda será marcante mas existem outras cordas tão ou mais importantes. Para mim, uma corda que merece uma especial menção é a dupla da Black Diamond, roxa e verde, de 8.1 milímetros, que me acompanhou em algumas actividades memoráveis. Depois de ultrapassada a sua vida útil, no âmbito da escalada, foi cortada em diversos troços e ainda hoje as utilizo para ensinar técnicas de corda curta em formações de progressão em marcha de montanha. 

REFERÊNCIA BIBLIOGRÁFICA
Montagne360 – La revista del Club alpino italiano, nº 79, Abril 2019.



Sem comentários:

Enviar um comentário